Carissimi giovani e parrocchiani della parrocchia Madonnina, in questa celebrazione eucaristica desideriamo lasciarci guidare dalla Parola di Dio per ascoltare la sua volontà ed attingere dal sacrificio eucaristico la grazia necessaria per compierla. Il Vangelo che abbiamo ascoltato è la sintesi della vita, della missione e del ministero di Gesù. Nella sinagoga di Nazareth, da vero Maestro e Messia, commenta la Scrittura ed indica in se stesso il suo compimento. In questo anno sacerdotale il Papa esorta a considerare il sacerdozio ministeriale come ripresentazione sacramentale della persona di Cristo per il bene della Chiesa. La persona del sacerdote non annuncia se stessa, non deve mettere al centro le proprie idee e la propria identità umana: il sacerdote è una persona che ha completamente consegnato la sua vita a Cristo perché sia lui, il Signore, ad agire attraverso la persona umana del sacerdote per dare la Sua salvezza. Possiamo dire che il sacerdote è colui che rende attuale nel tempo la salvezza che Gesù ha compiuto una volta per tutte con la sua Pasqua. Ritroviamo nel ministero di Gesù le caratteristiche della evangelizzazione: l’annuncio della Parola, il dono dei sacramenti e la testimonianza della carità materiale, morale, culturale e spirituale. A questo proposito che viene in mente anche l’episodio del giovane e ricco, che si presenta da Gesù e gli chiede che cosa deve fare per ottenere la vita eterna ma purtroppo se ne va via triste perché non ha avuto il coraggio di lasciare tutto se stesso e tutte le sue cose per compiere la volontà di Cristo.

Alla luce di questo Vangelo e della prima lettura, che ci ricorda la centralità della risurrezione come l’evento fondatore della nostra fede e della nostra vita di battezzati, rileggiamo la nostra esperienza di pastorale giovanile di questi anni. Il 1 settembre del 2002 era una domenica, e in quella domenica ho celebrato per la prima volta l’Eucaristia nella parrocchia della Madonnina come cappellano. Sono trascorsi precisamente sette anni. Per cercare di essere sintetico… partirei dalla fine, cioè dagli ultimi mesi. È vero che lavorare nella vigna del Signore comporta il mettere in conto che ci possono essere delle calamità naturali, le quali, come la grandine, possono compromettere seriamente il raccolto ed in qualche istante vanificare la fatica e il lavoro non solo di una stagione ma di anni interi. Per questo la sapienza contadina ci insegna, attraverso le Rogazioni, a non confidare nell’efficacia del nostro lavoro ma ad affidare tutto alla divina Provvidenza e Misericordia, per l’intercessione della Mediatrice. Questo lo facciamo proprio pregando il Signore per la don Mattia, affinché il suo ingresso ed il suo servizio pastorale presso la parrocchia della Madonnina e di Freto sia benedetto dal Signore, e possa trovare tutta la disponibilità ed adesione necessaria per continuare quello che si è costruito dall’origine della nostra comunità parrocchiale ad oggi.

Veniamo dunque agli ultimi mesi…

In questi ultimi mesi ci sono stati dei matrimoni, in particolare di giovani che hanno vissuto tutto il percorso nei gruppi della parrocchia, alcuni dei quali facendo anche servizio educativo. Proprio ieri è terminato il campo degli adulti e delle famiglie dell’azione cattolica diocesana. Oltre alla presenza dell’arcivescovo è intervenuto anche Don Renzo Bonetti, membro del Pontificio consiglio per la famiglia. A questa esperienza ha partecipato anche una famiglia della nostra parrocchia, che è a stretto contatto con la formazione dei giovani. Quello della educazione attiva e della formazione della coscienza per accogliere, scegliere e vivere la vocazione del matrimonio è sia un punto di arrivo per la pastorale giovanile sia il centro della vita della Chiesa. In questi anni abbiamo cercato di tendere proprio ad educare nell’accogliere il dono della vocazione, e nello specifico della vocazione al matrimonio come sacramento. In questa attenzione riconosciamo uno degli aspetti in cui per noi oggi si compie la promessa di Dio. Vivere tutto questo per noi significa riconoscere la centralità della formazione spirituale, per la missione, basata su questi elementi che abbiamo cercato di vivere insieme: la lectio divina quotidiana, l’elaborazione per ogni giovane di una regola di vita spirituale, la preziosità di sviluppare uno sguardo di fede attraverso l’utilizzo del quaderno spirituale, la possibilità del dialogo con i sacerdoti e gli educatori, la preziosità della assiduità al sacramento  della riconciliazione e all’adorazione eucaristica, l’importanza di fare concrete esperienze di servizio. Si arriva al matrimonio cristiano attraverso un percorso fatto di incontri settimanali di formazione, di ritiri spirituali nei tempi forti di Avvento e Quaresima, di partecipazione alla liturgia della comunità, confrontandosi anche con la proposta morale della Chiesa e cercando di farla propria confidando nell’aiuto di Dio e nella misericordia divina.

 

In questo ultimo mese abbiamo portato a compimento la seconda esperienza di tre settimane in Madagascar presso i conventi e le comunità parrocchiali in cui operano le nostre suore francescane dell’immacolata di Palagano. L’anno scorso l’esperienza è stata condotta dal centro missionario delle suore e dai giovani della parrocchia. Quest’anno il centro missionario delle suore ha proposto l’iniziativa in collaborazione con il centro missionario della diocesi, aprendola a tutti i giovani della diocesi e oltre. Noi della Madonnina abbiamo volentieri accettato di contribuire a far germogliare l’esperienza dell’anno precedente con un respiro diocesano, al punto che il mandato di circa 40 giovani che da tutta la diocesi quest’estate hanno vissuto un’esperienza missionaria è stato conferito dall’arcivescovo proprio nella nostra chiesa parrocchiale. Che cosa ha significato per noi comunità e per noi giovani e iniziare questo tipo di esperienza? Si è trattato sicuramente di un metterci con senso di sorpresa e di stupore di fronte alla meravigliosa identità della missione. Con chi di noi siamo stati alla giornata mondiale della gioventù a Colonia nel 2005 portammo a casa in ricordo delle indimenticabili catechesi di Monsignor Sigalini, che tra le tante cose belle che ci ha detto affermò che è ormai imprescindibile per una proposta completa di pastorale giovanile proprio quella di un’esperienza missionaria. Per questo anche in questa iniziativa abbiamo colto l’oggi di Dio. Con nel cuore la giornata mondiale della gioventù a Sydney nel 2008 abbiamo meditato l’ultima enciclica del papa “Caritas in Veritate” riconoscendo che è vera l’indicazione emersa dall’ultimo convegno ecclesiale nazionale di Verona sulla necessità per la Chiesa in Italia di uscire da una asfittica autoreferenzialità. Il mondo visto dal punto di vista della “missio ad gentes” è tutta un’altra cosa, molto più bella di quanto non si possa pensare, e che permette di uscire dalla ideologica contrapposizione di evangelizzazione e promozione umana, contrapposizione ideologica che paralizza la pastorale e diventa un paravento che interponiamo tra noi e la Parola di Dio. Chi ci è stato può testimoniarlo ed anche in questa sede è doveroso ringraziare la sensibilità delle suore francescane e dei parrocchiani della Madonnina nello sviluppare questo tipo di attenzione, con un senso di diocesanità nel collaborare con i responsabili designati dall’Arcivescovo per questo tipo di attività. Anche questo è l’oggi di Dio che nella Chiesa si consegna la dottrina sociale come un dono da far fruttare per l’umanità intera.

In questi ultimi mesi, precisamente durante un martedì col vescovo di Avvento e due Martedì col vescovo di Quaresima, la corale dei giovani ha cantato per questo evento di carattere diocesano: si tratta di una bella apertura al servizio diocesano, con cui i nostri giovani non sono stati passivi ricettori di una proposta, ma ne hanno partecipato alla realizzazione mettendoci del proprio. Questo servizio di respiro diocesano, che ha e può sempre più avere delle risonanze anche a livello di animazione della liturgia parrocchiale, è il frutto di un concerto che abbiamo tenuto nel 2008 “Cantando il giardino di Dio”, per esprimere la sinfonia della verità che la comunione di associazioni e movimenti col vescovo può dare nella misura in cui i carismi vengono vissuti per l’edificazione del corpo di Cristo che è la Chiesa. Tale concerto è stato preceduto da due rappresentazioni: “Misteri svelati” nel 2004 e “Da Cuore a cuore” nelle 2006. Proprio in questi giorni, durante il campo dei giovani, abbiamo conosciuto il musical “Chiara di Dio”, che sta riscuotendo molto successo presso il teatro Metastasio di Assisi. Noi ne abbiamo visto per il momento un ridotto. All’uscita dal teatro di Montecolombo i giovani della Madonnina hanno detto: “Facciamo un musical!”. Potrebbe essere il segno che continuare a cercare di unire il mondo giovanile con i suoi nuovi linguaggi con il tentativo di esprimere la fede è un elemento in cui l’oggi di Dio ci affida la responsabilità di comunicare la nostra fede. In questi anni la Commissione giovani di vicariato si è rivelata uno strumento prezioso sia dal punto di vista aggregativo che dal punto di vista formativo. È necessario sempre più incentivare per i giovani delle comunicazioni tra parrocchie nel realizzare esperienze di condivisione a tutti i livelli. Su questo punto credo che siamo una parrocchia che è già da tempo impegnata: i passi da fare sono alla nostra portata, tuttavia occorre evitare il rischio di farci divorare dalle urgenze precipitando soluzioni improvvisate che compromettono seriamente la possibilità di crescere nella comunione e della corresponsabilità.

In questi ultimi mesi la nostra parrocchia ha avuto il dono di potersi confrontare con la Comunità papa Giovanni XXIII, fondata da Don Oreste Benzi, in almeno due circostanze. Dall’inizio dell’anno infatti, con una cadenza settimanale, membri di questa Comunità si sono ritrovati il venerdì sera nella nostra chiesa per pregare prima di andare nelle strade del nostro quartiere dove il nostro territorio è dilaniato dalla piaga della prostituzione, a portare conforto umano, annuncio di misericordia e possibilità di riscatto alle prostitute. Abbiamo avuto nella nostra parrocchia la mostra del PIME sulla tratta delle ragazze nigeriane, e ancora di più, avendo il dono di poter andare anch’io con queste persone della comunità Papa Giovanni XXIII, abbiamo avuto la possibilità di offrire un riscatto concreto a chi è vittima non solo dal punto di vista fisico ma anche dal punto di vista del pregiudizio che troppo spesso ci permette di rimanere indifferenti e di auto assolverci. Anche questo è l’oggi di Dio che con il suo regno porta la libertà optando preferenze in mente per gli ultimi. Nell’oggi di Dio non è più possibile dire che io, che noi non possiamo farci nulla. La seconda circostanza con la quale abbiamo incontrato la comunità Papa Giovanni XXIII è il campo estivo dei giovanissimi che abbiamo vissuto dal 18 al 25 luglio. Meglio di me possono testimoniare e raccontare gli adolescenti della nostra parrocchia e gli educatori che ne hanno preso parte: la capanna di Betlemme, dove vengono accolti i barboni; la comunità di recupero dei tossicodipendenti presso Cà Gambuto; la cooperativa sociale Biancospino dove viene offerta la possibilità di guadagnarsi il pane a persone che vivono disagio sociale psichico; la casa di accoglienza e di preghiera presso la Repubblica di San Marino: sono tutti luoghi concreti in cui i nostri giovani hanno potuto toccare con mano, facendo esperienza di servizio, che la grazia di Cristo solleva l’uomo, il più abbandonato, il più dimenticato, il più sofferente, il più emarginato da un destino di colpevolezza e di condanna ad un esito di autentico riscatto e di vera resurrezione. Anche questo oggi di Dio ci interpella e ci chiede di aderire con libertà, amore e gioia, consapevoli dei nostri limiti ma non indifferenti, rassegnati e senza speranza.

In questi ultimi mesi è venuto alla luce il Progetto oratorio INTEGRAZIONE – che intende mettere la persona al centro degli interventi della parrocchia nelle sue diverse componenti: tra tutte le componenti desidero ricordare in particolare i gruppi giovanili, il Circolo e la Sportiva “J. Maritain”. Quest’ultima in questi anni è decisamente cresciuta, sviluppando il suo ricco patrimonio fino ad un esito di svolta, come è possibile riscontrare dal suo iniziale e progettuale ripensamento sul territorio in collaborazione con le istituzioni e con gli altri enti presenti. Anche tale ripensamento, nella fedeltà alla sua identità, è un luogo in cui l’oggi di Dio ci chiede fedeltà al Vangelo: le proposte educative non sono tutte interscambiabili, e neppure tutte compatibili con la visione cristiana della persona. È certo che l’arte della mediazione e del dialogo deve farci porre le fondamenta sugli elementi comuni, che certamente non mancano. Per questo motivo è importante che la comunità cristiana sia messa in grado sul territorio di dare il suo contributo. Ritengo del resto, che questo contributo sia evidente: è sufficiente considerare l’attività del centro estivo e del sostegno scolastico, per fare solo due esempi. Con cinque pani e due pesci il Signore è riuscito a fare cose visibili anche nel nostro quartiere. Sarebbe controproducente continuare a sottovalutare questa realtà dal punto di vista istituzionale. E non si possono anteporre interessi di parte, sia personali sia istituzionali, in apparenza in nome del bene comune. Agire così non è solo contro il Vangelo, che non è mai contro il bene comune; agire così sarebbe immorale.

In questo ultimo anno, infine, si è dato corpo alla Commissione per il rinnovamento dell’Iniziazione Cristiana, cantiere e laboratorio pratico che lascia intravedere, tra luci ed ombre, un sentiero concretamente percorribile. Al centro di tale Progetto di rinnovamento, in raccordo con il Progetto oratorio, c’è la persona, considerata, in questo ambito, non principalmente dal punto di vista del suo essere creatura bensì principalmente dal punto di vista del suo essere figlio di Dio nel Battesimo e nella comunione della famiglia della Trinità. La centralità della famiglia è l’oggi di Dio sulla base della quale rinnovare lo slancio nell’annunciare a tutti la salvezza di Cristo.

Desidero rivolgerle al Signore, con l’intercessione della Mediatrice, una preghiera ed un ringraziamento speciale per e a tutti quelli che in questi anni ci hanno messo del loro, specialmente gli educatori ed animatori della pastorale giovanile, ai quali il Signore affida ora la responsabilità non solo di continuare il servizio educativo dal punto di vista diretto ma anche di sviluppare in tutta la comunità parrocchiale quell’attenzione specifica ai giovani che è garanzia di futuro certo e di speranza sicura per la parrocchia.

“Gesù passò in mezzo a loro…” C’è un ultimo elemento nel Vangelo di oggi che vogliamo considerare insieme: dopo che Gesù ha affermato che in lui tutte le Scritture si compiono, come ad anticipazione della sua condanna a morte e crocifissione, incontra l’ostilità delle persone della sua città. È proprio vero che se noi viviamo le relazioni interpersonali a partire principalmente e/o esclusivamente dal punto di vista umano facciamo fatica a riconoscere nel volto dell’altro il volto di Cristo. Essere Chiesa significa proprio integrare lo sguardo umano sugli altri con l’occhio della fede che ci permette di accogliere il fratello anche quando ci chiede qualcosa di scomodo che noi non saremo facilmente disposti a fare. Dall’altro lato non ci possiamo sottrarre al fatto che proporre la prospettiva del regno di Dio non significa automaticamente che il regno di Dio venga efficacemente compreso ed accolto. Dobbiamo mettere in conto le incomprensioni, gli ostacoli, i bastoni tra le ruote, avendo sempre quella capacità di discernimento spirituale critico con cui distinguere le difficoltà che siamo noi stessi a causarci a motivo della nostra fragilità umana, da quelle che invece provengono proprio dal nostro tentativo di essere fedeli al vangelo del Signore. Se riusciremo ad essere Chiesa, se sapremo cioè guardarci con gli occhi della fede, allora saremo così uniti da riuscire ad affrontare e superare le difficoltà che tentano di bloccare il granello di senape, il chicco di grano destinati a portare molto frutto. È, per questo, bello che in tutto questo ci possiamo avvalere anche del contributo dei sacerdoti che in questi anni sono stati ordinati dalla nostra parrocchia: don Fabrizio e don Vincenzo, e di tanti altri ancora che il Signore vorrà mandare per il bene della sua Sposa, del suo popolo, che è la Chiesa.